Approfondimenti

Investitori e intelligenza artificiale: l’AI ci rende investitori migliori?

La tecnologia è un servo utile ma un padrone pericoloso.

Christian Lous Lange

Chi mi segue da un po’ e legge mensilmente gli aggiornamenti del mio patrimonio sa bene quali sono la mia strategia e la mia filosofia di investimento. Come credo sia emerso in più occasioni, sono convinta che non esistano scorciatoie per avere successo negli investimenti. 

Sebbene non sia cambiata la mia fedeltà ai principi di investimento che seguo, la curiosità e la voglia di apprendere mi spingono ad approfondire temi attuali che potrebbero avere un impatto sulla mia vita dal punto di vista finanziario e non solo. Nelle ultime settimane mi sono dedicata insieme a mio papà alla lettura di alcuni articoli scientifici riguardanti la relazione tra investitori e intelligenza artificiale. 

La domanda che ci siamo posti è se l’uso dell’intelligenza artificiale possa renderci degli investitori migliori. La tematica credo sia di grande interesse considerato l’uso estensivo che si sta facendo dei chatbot AI. Inevitabilmente l’intelligenza artificiale ha fatto il suo ingresso anche nell’ambito finanziario e, senza voler esprimere a priori alcun giudizio a riguardo, ritengo sia necessario, soprattutto per i piccoli investitori come me, approfondire questo tema. 

Investitori e intelligenza artificiale: il ruolo dei robo-advisors

Un possibile punto di contatto tra investitori e intelligenza artificiale si ha con l’utilizzo di robo-advisors. In breve, si tratta di strumenti digitali che consentono agli investitori di ricevere consulenza finanziaria automatizzata. Negli anni questi strumenti sono diventati sempre più diffusi e oggi la maggior parte di essi integra l’AI per migliorare il servizio offerto ai clienti.

Per approfondire questo ambito specifico ho letto l’articolo The role of robo-advisors in behavioural finance, shaping investment decisions di Mugdha Shailendra Kulkarni et al. (l’articolo completo lo potete leggere qui). I ricercatori hanno preso in esame 461 investitori retail che utilizzavano robo-advisors con intelligenza artificiale e hanno analizzato il loro comportamento.

Mugdha e il suo gruppo non si sono focalizzati sul rendimento ottenuto dai singoli investitori, ma si sono concentrati sull’individuazione di eventuali cambiamenti nel processo decisionale. Il risultato principale del loro studio è che l’impiego di robo-advisors con intelligenza artificiale può contribuire alla riduzione di due bias. Nello specifico i ricercatori hanno evidenziato che si può avere una riduzione dell’avversione alle perdite e una riduzione dell’eccesso di fiducia.

Come sottolineato dai ricercatori, non tutti i robo-advisors sono simili e ugualmente efficaci nell’ottenere la riduzione di questi bias. Bisogna infatti prendere in esame le caratteristiche di questi strumenti, in particolare il livello di personalizzazione, l’interattività e la chiarezza espositiva dei dati.

C’è un altro aspetto da considerare, come messo bene in mostra nel modello concettuale che è stato proposto dai ricercatori e che vi mostro di seguito. Nelle scelte di investimento un ruolo rilevante è quello svolto dalla financial literacy, ovvero dalle conoscenze finanziarie del singolo investitore. Il legame tra investitori e intelligenza artificiale è connesso dunque anche alla preparazione dell’investitore: quello con maggiori conoscenze potrà essere in grado di sfruttare il robo-advisor come alleato, mentre l’investitore meno esperto correrà il rischio di delegare eccessivamente all’intelligenza artificiale le decisioni finanziarie.

Percezione dell’AI e decisioni di investimento

A influenzare le nostre decisioni finanziarie possono essere non solo le informazioni che ci vengono fornite dall’AI, ma anche la percezione che abbiamo dell’intelligenza artificiale. A tal riguardo è interessante lo studio The Behavioral Impact of Artificial Intelligence on Investor Decision Making and Investment Strategies (che potete leggere qui) condotto da Marija Vukovic et al. 

Lo studio mostra che in base alla percezione che l’investitore ha di alcune caratteristiche dell’intelligenza artificiale l’influenza che questa esercita sulle decisioni finanziarie è diversa. Viene quindi messa in luce una relazione tra il comportamento dell’investitore e la sua percezione dell’AI che sta utilizzando.

Entrando maggiormente in dettaglio, la percezione dell’efficienza dell’intelligenza artificiale può influenzare sia strategie di breve che di lungo termine. La percezione dell’accuratezza e della capacità predittiva del futuro potrebbero associarsi invece a una riduzione del coinvolgimento attivo dell’investitore e potrebbero comportare anche un allontanamento dalle strategie di lungo termine.

I ricercatori nelle conclusioni dello studio hanno sottolineato in particolare che la percezione di un’elevata capacità predittiva dell’intelligenza artificiale può portare l’investitore ad allontanarsi dalle strategie di lungo termine per impiegare il capitale in operazioni finanziarie di breve termine. 

La ricerca di Vukovic et al. è a mio parere interessante perché dimostra come una stessa informazione fornita dall’AI può avere conseguenze differenti per i singoli investitori. Il peso che viene dato a tale informazione e la sua integrazione all’interno del processo decisionale sono influenzati anche dalla percezione che l’investitore ha dell’intelligenza artificiale.

Serve ChatGPT per fare trading?

Sebbene il trading – almeno nell’accezione comune del termine, ovvero operazioni di compravendita di assets finanziari nel breve/medio periodo – non faccia parte della mia strategia di investimento, ho trovato interessante il prossimo articolo scientifico di cui sto per parlarvi.

La ricerca è stata condotta da Qiang Cheng et al. ed è stata pubblicata con il titolo Does generative AI facilitate investor Trading? Early evidence from ChatGPT outages (la trovate qui). I ricercatori si sono chiesti se ChatGPT fosse importante per il trading e per rispondere a questa domanda hanno avuto un’interessante intuizione. Cheng e colleghi hanno deciso infatti di analizzare i dati di trading negli orari di apertura della borsa statunitense durante otto interruzioni di ChatGPT nel periodo febbraio-agosto 2023.

In questi mesi ChatGPT ha avuto interruzioni momentanee di durata variabile tra i diciotto minuti e le quattro ore. Il volume degli scambi e la tipologia di operazioni nei periodi di interruzione del servizio sono stati messi a confronto con i periodi di normale funzionamento di ChatGPT. Dall’analisi è emerso che durante le interruzioni momentanee si è registrato un calo del 10% degli scambi rispetto al volume medio.

Analizzando i dati con maggior dettaglio, i ricercatori hanno individuato che la riduzione nel volume di scambi è risultata più marcata per quei titoli che vedevano la presenza di investitori istituzionali impegnati in operazioni di trading a breve termine e per le aziende che avevano rilasciato notizie rilevanti in prossimità o nel corso del periodo di non accessibilità di ChatGPT.

Da queste evidenze si può desumere che i traders sfruttano l’intelligenza artificiale per analizzare informazioni in tempo reale. Il blocco momentaneo del servizio impedisce l’analisi immediata e può portare gli investitori a non aprire nuove posizioni finanziarie fino a che l’analisi non sarà di nuovo disponibile.

Devo usare l’AI per investire meglio?

Questo breve viaggio tra la recente letteratura scientifica mi ha permesso di approfondire una tematica che ritengono attuale e interessante. La domanda a cui dare risposta è dunque se devo usare l’AI per investire meglio o se posso farne a meno e andare avanti per la mia strada come se questi strumenti non esistessero.

Come credo sia ormai chiaro a tutti, non è possibile dare una risposta binaria a questa domanda. In medio stat virtus ed è allora nel mezzo che ci dobbiamo posizionare. Se utilizzata con consapevolezza e supportata da una sufficiente conoscenza finanziaria, l’intelligenza artificiale può essere di supporto nei processi decisionali. Come dimostrato nel primo studio che ho citato, l’AI può aiutare l’investitore a ridurre l’avversione alle perdite e l’eccesso di fiducia, contribuendo in entrambi i casi in linea teorica a una gestione più efficiente delle posizioni finanziarie.

Se decidiamo di integrare l’intelligenza artificiale nel nostro percorso decisionale non dobbiamo fidarci ciecamente delle sue previsioni per il futuro. Non è possibile prevedere il futuro con le informazioni del passato e di fatto questo è ciò che l’AI cerca di fare analizzando i dati storici. Come messo in evidenza da Vukovic e colleghi, un’eccessiva fiducia nelle capacità predittive dell’intelligenza artificiale ci può distogliere dalle strategie a lungo termine e ci può spingere a fare trading nel breve termine a caccia del rendimento rapido.

Ci può essere una proficua relazione tra investitori e intelligenza artificiale, a patto che questo strumento venga utilizzato a supporto del processo decisionale e che non si sostituisca completamente all’investitore. Per quanto mi riguarda, sto utilizzando l’AI per fare ricerche su argomenti che voglio approfondire e per ottimizzare lo studio delle tematiche finanziarie, non prevedo però di affidarmi a lei per le mie scelte di investimento.

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